Normativa

Morte del CUP nell’ambulatorio medico

Era troppo comodo e pratico quindi la Regione lo toglie e il malato galoppi pure a prenotarsi gli esami

Regione Liguria decide di interrompere il servizio dato dai Medici di Medicina generale della prenotazione CUP direttamente dall’ambulatorio dei Medici. Non si capisce bene quale sia la logica di un tale comportamento; evidentemente, per una volta che c’era la possibilità di semplificare la vita ai pazienti, ai cittadini, agli Elettori (i politici sono sensibili solo a questo tipo di Umanità) e di poter prenotare un esame direttamente dallo studio, appena fuori dalla stanza della visita, era troppo bello per essere vero. E duraturo.

Prenotare un esame dallo studio medico significa: evitare viaggi, code, intemperie, uso di mezzi pubblici e privati, perdite di tempo, rischi di ammalarsi ma soprattutto significa poter decidere in tempo reale il luogo dove inviare il paziente, con qual tempistica e poter interagire con il sistema informatico per ottimizzare il tutto ai fini della salute del paziente.

Ma ovviamente quelli dei Malati sono voti inutili.

SAREBBE BENE CHE I PAZIENTI CHE LEGGONO QUESTE RIGHE SI RICORDASSERO CHE CHI STA TOGLIENDO QUESTI (modesti) VANTAGGI POI CHIEDERA’ LORO IL VOTO.

Quindi ecco di seguito un racconto per esemplificare la situazione.

R.Picciotto

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LA FAVOLA DEL CUP (di F.Stellini)

tanti anni fa c’era un anziano (lui si definisce “vecchietto” visto che ha orgogliosamente 90 anni) che un giorno mi disse:

-ma è vero che per prenotare la  mia risonanza non devo andare più dall’ “ASL” e sperare non succeda come l’altra volta che un impiegato (senza nemmeno alzare la testa dalla richiesta e guardarmi)  mi dica:

“ eh…no, qui manca la diagnosi, e comunque l’esame si sarebbe potuto prenotare, ma il dottore ha biffato D (=entro 2 mesi) ma il primo posto che vedo è a 70 giorni, quindi…tutto da rifare, mi spiace, ma ne non posso nulla..”

“Finalmente basta incomprensioni e viaggi avanti e indietro avvilenti, mi dia lo stampato della prenotazione per compilare la parte delle controindicazioni…”

ho commentato orgoglioso io.

“L’attuale amministrazione ha capito che facilitare la fruizione è il primo obbiettivo di salute pubblica percepita e per questo noi (MMG) ci siamo attrezzati perché il percorso che parte dalla visita, passa per la richiesta di consulenza e arriva a una prescrizione di terapia  non sia più ad ostacoli.”

Ho aggiunto sempre più convinto di essere responsabile e in grado di guidare tutto il percorso.

“Era ora che si cominciasse a capire che se io mi faccio curare bene da lei non ho bisogno di altro” ha aggiunto lui e io ho pensato di toccare l’apice della soddisfazione personale.

Ora però la favola sembra finita.

Per prenotare tutto si può scegliere se fare tutto per telefono (!?), andare “come prima” all’ ASL o in farmacia dove l’intoppo è la regola(e non per loro colpa).

Mi sento in imbarazzo a difendere scelte politiche dettate dal solo risparmio o dall’arbitrio.

E in più mi sento responsabile come se fossi io che non sono più in grado di dare il servizio e sento svanire quella sensazione di essere squadra.

Tra l’altro ora mi vergogno un po’ perché ho tra le mani lo stampato con cui dovrei chiedergli di affidarmi la gestione delle sue malattie croniche…

ma ho paura di capire dal suo sguardo la  perplessità di chi si sente, e mi vede, solo elementi passivi  del sistema.

F.Stellini

 

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