Zona giovani

Un tranquillo turno di paura

Guardia Medica sotto tiro: rischiare la pelle per gli altri...non la chiamate guerra??

Mi chiamo Anna ho 27 anni, da uno sono laureata in medicina e chirurgia, da circa 2 mesi ho un incarico di Guardia Medica e dopo circa  11 anni  (tra liceo e università) che pago tasse, finalmente comincio a guadagnare qualcosa.

Oggi vigilia di Natale sono di turno, in una stanzetta di una anonima croce verde, aspetto che suoni il telefono, sono le 20,00 la collega che mi ha preceduto nel darmi il cambio mi ha fatto gli auguri , aggiungendo che il pomeriggio era stato un delirio tra febbri, gastroenteriti, un paio di herpes zoster, tre lombalgie e un oncologico terminale che a detta dei parenti respirava male.

20,15 prima chiamata. Febbre vomito diarrea anni 45 cardiopatico, si va con l’auto di servizio.

20,40 stiamo rientrando ma via radio ci passano un caso di febbre con vomito in diabetico insulinodipendente, andiamo anche questa volta.

21.15  un paziente in stato ansioso con dispnea e tachicardia, non si può non andare. Sempre macchina.

21,20 un caso di febbre.

21,40 febbre

22,19 febbre ancora e così fino alle 01,20.

Alle 02,00 mi richiamano per l’oncologico terminale già visto dalla collega, per cui andiamo ma più per assistenzialismo che per cura vera e propria.

Praticamente ho fatto una ventina di visite in approssimativamente 6 ore, di queste in almeno il 50% era inutile la mia presenza. Se invece mantenessimo un rapporto di 1:5000 come prevede la legge (mai applicata) e non questa forzatura di un rapporto molto più alto,  forse sarei meno stanca ma soprattutto il servizio reso potrebbe essere ancora più efficiente di come è al momento attuale.

Sono le 02,45 e il telefono non ha smesso di squillare: insopportabile intruso che ti impedisce di visitare decentemente un malato. Ci chiamano per un vecchio signore che non respira e dice di avere dolore al petto, porta il pacemaker ,è diabetico. Il 118 vuole inviare l’ambulanza ma qualcuno all’altro capo del filo rifiuta la proposta per cui ci tocca andare io e Luigi. Se è una cosa seria, finisce che il paziente muore perché non ho alcun mezzo per aiutarlo.

La casa è isolata , c’è un cancello, si apre. Luigi l’autista che solitamente mi aspetta in macchina decide di accompagnarmi fino dentro la casa. Gli dico che non serve ma lui insiste e io mi sento infinitamente più sollevata perché in realtà ho una paura tremenda: la casa è isolata e intorno c’è solo oscurità.

Suoniamo alla porta. Apre un uomo massiccio di circa 50 anni, all’ apparenza gentile ma agitato. Chiedo dove si trova suo padre che sta male.  Mi indica il piano di sopra e quando arriviamo in cima alla scala (perché Luigi mi segue come un’ombra) vedo un vecchietto che dorme nel suo letto. Apparentemente non ha proprio nulla che non vada e alla fine della visita devo constatare che era assolutamente inutile venire fino a lì. Mi preoccupa che il “figlio” ha un comportamento evasivo, non mi guarda negli occhi e quando cerchiamo io e Luigi di far capire che non era il caso di far venire un Medico per questo, lui si innervosisce e assume un’aria davvero minacciosa.

Andiamo via senza replicare e in macchina ho un sospiro di sollievo: e se fossi stata sola in casa con quell’energumeno? Cosa poteva succedere? Qualunque cosa poteva succedere ma preferisco non pensarci.

Magari l’indomani sarebbe uscito un articolo sul giornale, poi i sindacati avrebbero rivendicato più attenzione per questo servizio di Guardia Medica, il ministro della salute avrebbe espresso la sua solidarietà e garantito una presa di posizione. Parole. Parole e ancora parole.

Intanto io sono nuovamente di turno la notte di S. Silvestro sempre in solitaria in una stanzetta spoglia della croce verde. Spero solo che ci sia anche Luigi con me. Come faccio da sola? Impensabile. Non posso chiedere a mio padre di accompagnarmi sempre. O al mio ragazzo.

 

Testimonianza raccolta da M.Malatesta

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