Normativa

Ricette online da ospedali. Carenze croniche

Chieste sanzioni disciplinari per medici inadempienti

Da Milano al Sud la collaborazione tra ospedale e territorio langue. I medici di famiglia denunciano che i colleghi ospedalieri non scrivono le ricette online o sui ricettari “rossi”. Lo fanno “gridando” le omissioni delle strutture private accreditate. Oppure, con pazienza, invitando il proprio assistito a tornare dallo specialista secondo il quale “prescrivere su ricettario rosso quanto le ho appena scritto a mano è preciso dovere del suo medico curante”. Esperienza, quest’ultima, occorsa al presidente Snami Puglia Antonio Chiodo, che a Lecce ha più volte denunciato le manchevolezze «non degli ospedali ma di singole strutture e di singoli medici». Agli ospedali, Chiodo imputa un malcostume annoso. «Qui al Sud, spesso, appena viene ricoverato un paziente arrivano i familiari a chiedermi i farmaci per le cronicità perché la struttura non li passa. Si tratta di statine, antipertensivi: il paziente ricoverato deve portarli da casa». C’è poi la disobbedienza alla legge in tema di ricette. Una questione nazionale che attiene i singoli camici. «A Lecce però l’Ordine ha appena sentito l’esigenza di istituire una commissione ospedale-territorio per affrontarla. Un’iniziativa meritoria, alla quale dovrebbe accompagnarsi un’analoga iniziativa dell’Asl».

Vari i punti all’ordine del giorno. «Quasi mai siamo edotti, noi medici di famiglia, del ricovero di un nostro paziente in ospedale a meno non sia disposto da noi. Ma anche se messi al corrente, l’informalità regna. Colleghi ci telefonano per attivare un’assistenza domiciliare post-dimissioni come ci chiedessero un favore “amicale”, quando invece si tratta di documenti con un valore preciso, devono passare dal distretto». Infine, le ricette. «Riceviamo note con grafia e firma illeggibili, che prendono tempo per essere tradotte e poi trascritte, atteso che noi Mmg non siamo trascrittori», ricorda Chiodo. Che due anni fa fece fabbricare 200 timbri. «Rispedivamo al mittente la richiesta di prestazione non corretta, timbrando con la scritta in cui ricordavamo allo specialista che è tenuto a prescrivere su apposito ricettario digitale o cartaceo. Sul momento funzionò. Ma adesso le cattive abitudini sono riprese, colpa forse pure del fatto che per prescrivere determinati trattamenti (eparine, ma anche statine) si deve compilare la ricetta online. Ora, per loggarsi al software regionale Edotto ci vuole almeno una decina di minuti, dato che bisogna inserire tre password. Questa però non è una giustificazione, specie per colleghi che dicono ai pazienti: “se il suo medico non acconsente a prescrivere quanto le ho segnato lo cambi”!».

«Purtroppo, molti colleghi non conoscono gli obblighi di legge o non sanno che la mancata applicazione delle regole ha conseguenze sia giuridiche sia disciplinari, investendo il tema del riconoscimento dei ruoli», ammette il presidente Omceo Lecce Donato De Giorgi medico ospedaliero. «E più in generale, medici del territorio e ospedalieri, non si parlano. Il problema è in parte misconosciuto. Per varare correttivi, all’Ordine abbiamo istituito una commissione per l’interazione ospedale-territorio coordinata da un consigliere con tecnici aggiunti. In una prima fase l’obiettivo è informare i colleghi sui loro obblighi (anche sui certificati di malattia) su media e social, poi passeremo a sanzioni per il mancato rispetto delle regole». Rispetto che dev’essere bi-direzionale. «Anche sul territorio, ci sono colleghi che inviano i pazienti agli ospedali, intasando questi ultimi con richieste generiche ai reparti o al Ps. Ci sono altri casi in cui il medico di famiglia è tagliato fuori dal percorso, incomprensibilmente, ad esempio a valle delle prestazioni in libera professione, intramoenia inclusa». Qui interverrebbe l’Ordine. Come? «Ad esempio, si dovrebbe fare in modo che per ogni ricoverato sia noto a chi lo prende in cura il recapito del curante; in una seconda fase sarebbe auspicabile creare i presupposti d’interazione per attivare il fascicolo sanitario elettronico contenente tutte le informazioni sui percorsi dei pazienti». Successivamente, per chi perseverasse nell’errore, il procedimento disciplinare. «Dobbiamo capire che come medici oggi siamo chiamati a gestire non solo i passaggi clinici ma anche quelli gestionali di una presa in carico», dice De Giorgi. «E per governarli non possiamo rinunciare a conoscerli».
Mauro Miserendino

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