Normativa

Certificati idoneità al lavoro

Procedure per il rilascio

«Il nuovo datore di lavoro mi chiede un certificato medico di idoneità generica al lavoro e il mio medico di famiglia dice che non è lui a dovermelo rilasciare. Sono tra due fuochi. Come faccio?» Sul social o nei blog ogni tanto la domanda arriva. Non tutti i datori sanno che dal 2013 l’Asl non rilascia più il certificato di idoneità generica al lavoro. Né lo sanno tutti i medici di famiglia. Molti di essi continuano a compilare vecchi prestampati o a scrivere su carta intestata che l’assistito “non presenta patologie”. In Abruzzo il Tribunale dei Diritti e Doveri del Medico all’ennesima richiesta delle Poste di un certificato di idoneità generica al lavoro rilasciato dal medico curante e registrato presso l’Asl, propedeutico all’assunzione di un portalettere, ha preso l’iniziativa. Il medico legale dottor Florindo Lalla ha scritto alla Direzione Generale Risorse Umane regionale ricordando che il certificato spetta al medico competente attivato dal datore di lavoro per la sorveglianza sanitaria. Infatti almeno due leggi hanno abolito gli anni scorsi il certificato in questione: il testo unico sul lavoro, legge 81/2008, che ha abolito il concetto di “idoneitaÌ generica al lavoro” ed introdotto quello di “idoneitaÌ alla mansione specifica” il cui rischio lavorativo eÌ valutazione spettante al Datore di lavoro e il certificato di idoneitaÌ eÌ appannaggio esclusivo del Medico competente aziendale; e la legge 98 del 2013 che all’articolo 42 nel settore pubblico «ha tolto alle Usl/Asl la competenza per quei certificati di “idoneitaÌ lavorativa generica” assimilabili al “Certificato di sana e robusta costituzione” prima di allora richiesto dalla quasi totalità degli Enti pubblici per le assunzioni nel settore».

«Il fatto è che molti enti pubblici starebbero continuando a chiedere il certificato di idoneità generica al lavoratore come se le nuove norme fossero disconosciute – dice il responsabile del Tribunale dei Diritti del Medico in Abruzzo Walter Palumbo – e per le Poste in particolare non è la prima volta». «Il lavoratore malcapitato va dal medico curante e quest’ultimo a sua volta non sempre conosce la novità, o comunque nel dubbio gli scrive il certificato e glielo fa pagare perché prestazione di libera professione. Altresì -continua Palumbo- è anche possibile che non glielo faccia pagare. In ogni caso, il lavoratore avrebbe diritto a visita e certificato a carico del datore di lavoro pubblico, e a non pagare la prestazione». In particolare, l’articolo 42 della legge 98 sui dipendenti pubblici abolisce i certificati di sana e robusta costituzione per le assunzioni di addetti a lavorazioni non a rischio, i certificati comprovanti la sana costituzione fisica per i farmacisti, quelli di idoneitaÌ psico-fisica all’attività di maestro di sci… e poi abolisce il certificato di idoneità fisica per l’assunzione nel pubblico impiego e per i concorsi pubblici. In altre parole, qualunque ente pubblico (e privato) deve dotarsi di un proprio medico competente aziendale che, all’assunzione del lavoratore, «ne verifichi le condizioni di salute e ne certifichi l’idoneità alla mansione specifica». I certificati richiesti al medico convenzionato con il Ssn, come spiega Lalla nella sua lettera alle Poste, «non hanno nessun valore legale perché afferenti al lavoro generico, non più medicalmente tutelato, ed emessi da Strutture pubbliche (le Asl) cui eÌ stata tolta la potestà certificativa o dal Medico curante cui non eÌ mai stata data dal Legislatore». «Ora sarebbe interessante capire se la medicina di famiglia è informata di questi cambiamenti», dice Palumbo. «Come TDME abbiamo lanciato il tema sui siti legali medici. Sulle certificazioni nulla va dato per scontato ma bisogna tenersi aggiornati».

Mauro Miserendino

doctor33.it/politica-e-sanita/certificati-idoneita-al-lavoro-ecco-a-chi-spetta-rilasciarli-e-qual-e-la-procedura/?xrtd=RAPRVYAXSXPYCXVVPRCXAS

www.lavocedelmiomedico.it

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