Arte e dintorni

Una crisi (sulla salute). Da La Grande Estinzione

Per una ragionevole ipotesi di crisi quando meno la si aspetta.

Supponiamo: vacanze natalizie, a cavallo tra il 26 Dicembre e il 2 Gennaio. Approssimazione per eccesso.

Un gruppo di persone di ogni età in un pullman granturismo si reca in una località montana conosciuta ma non troppo frequentata per soggiornare una decina di giorni ad una tariffa concordata, bevande escluse. Hanno i bagagli stipati nel vano apposito, alcuni sci fissati nel supporto a cestello sul retro dell’imponente mezzo. L’allegria scorre insieme alla spensieratezza nella prospettiva di una vacanza all’aria aperta, tutte le persone sono accomunate dalla voglia di rilassarsi e di passare giornate divertenti da raccontare al rientro. Il gruppo pur omogeneo per classe sociale di appartenenza è costituito da vari adulti, famiglie con bambini, qualche coppia di età comprese tra i 35 anni ed i 75, due autisti, una giovane accompagnatrice in un allegro gruppo di 35 persone circa.

Il viaggio è abbastanza lungo e stancante e presto la carica elettrica della vacanza lascia il posto alle lunghe tratte sonnacchiose dove qualche bambino si sveglia innervosito dalla scomodità delle poltroncine. Occorre fare alcune soste per sgranchire le gambe, bere o mangiare qualcosa prima di riprendere il mezzo per l’ultimo tratto in salita che si snoda in mezzo a muri di ghiaccio spostati dagli spazzaneve. Finalmente dopo decine di tornanti, lunghi rettilinei, orecchie che si otturano per il dislivello e bottigliette rovesciate a causa degli strattoni e delle frenate si giunge presso un piazzale dove occorre fermare il pesante autobus per trasbordare passeggeri e bagagli su tre mezzi più piccoli e maneggevoli che dovranno percorrere l’ultima decina di chilometri passando attraverso un percorso incantevole che costeggia picchi montani e dirupi spaventosi lungo una strada comunale stretta e pericolosa che va percorsa a senso alternato tanto è difficoltosa. Ma la fatica di questo lungo viaggio viene premiata all’arrivo quando il grande albergo costruito su quattro piani si staglia in tutta la sua magnificenza, isolato in mezzo alle cime innevate. Intorno alcune delle piste piuttosto trafficate riempiono di eccitazione i bambini che vorrebbero calzare immediatamente gli sci prima ancora di deporre i bagagli.

Tralasciamo tutta la procedura di sbarco, il fugace scambio di occhiate tra i vacanzieri in arrivo e quelli in partenza che guardano con una punta di invidia quelle persone che prenderanno il loro posto a tavola, nella sauna o nelle baite scaldate lungo le piste battute. L’arrivo è sempre una sorta di invasione dei barbari che devono ambientarsi e prendere possesso del territorio. Le previsioni meteo sono ambigue e qualcuno azzarda la possibilità di intense nevicate per i prossimi giorni suscitando la gioia degli sciatori più esperti che sostengono poter percorrere qualsiasi pista in qualsiasi condizione atmosferica. Nemmeno la situazione politica che si sta incancrenendo al confine in una tensione palpabile a causa di rivendicazioni nazionaliste desta troppe preoccupazioni: sono anni che si sentono i soliti discorsi e non sarà certo questa volta che esploderà qualche grosso problema atto a turbare le festività natalizie a così breve distanza.

Nella notte nevica abbondantemente, senza sosta. Fiocchi pesanti come sacchi che si schiacciano impilandosi sulla strada fermando il tempo in una fissità bianca. Al mattino il perimetro dell’albergo è scomparso in una omogeneità irreale ingigantita dalla nebbia impenetrabile. Neanche i più audaci hanno potuto saltare sugli sci nuovi e lucidati perché gli impianti sono tutti spenti e nemmeno i gatti delle nevi sono riusciti a spazzolare le piste con i loro pettini da giardini zen. Un silenzio irreale circonda coloro che si avventurano per una passeggiata con i bambini eccitati dalla neve e da tutto quel bianco magico. La giornata scorre via lenta mentre capannelli di vacanzieri si creano e si sciolgono ai ritmi dei pasti e delle bevande calde concentrando l’attenzione sulle previsioni del tempo e sulle tecniche sciistiche più interessanti. La televisione appesa ad una parete racconta dei problemi abituali del resto del Paese, degli avvenimenti di cronaca nera, degli sviluppi diplomatici e naturalmente della questione degli attriti al confine che al momento non destano preoccupazione in mezzo ai presenti anche se qualcuno azzarda la solita battuta spiritosa di un esercito nemico che debba materializzarsi sulle piste proprio durante una discesa a sci uniti. Durante la seconda notte non smette di nevicare. Al primo metro di neve compatta se ne aggiunge un altro. I tre piccoli autobus sono interamente circondati da pareti bianche e gli autisti non riescono a raggiungere il posto di guida nel tentativo di mettere in moto quei diesel che rischiano di faticare a ripartire quando sarà necessario. Un certo nervosismo serpeggia tra il personale dell’albergo: si rendono conto che gli approvvigionamenti rischiano di diventare un problema essendo tutte le stanze occupate. A breve mancheranno alcuni rifornimenti importanti e la strada pare assolutamente impercorribile sia in salita che in discesa. Neppure gli sci possono essere utili già che sono spariti tutti i riferimenti di strade e crepacci. I dipendenti si sentono incastrati in un luogo che potrebbe diventare inospitale nel volgere di poco tempo. Comunque i pasti sono sempre serviti con puntualità e gli extra conteggiati con la dovuta serietà professionale. Il bar fa affari già che tutti gli ospiti sono confinati negli spazi pubblici cercando conforto in partite a scacchi o a carte in mezzo al vociare permanente di bambini e di donne che scambiano indirizzi di sarte e di programmi scolastici dell’infanzia.

Lunedì mattina, secondo giorno di vacanza, l’albergo è sepolto dalla neve. Si accede all’ingresso principale attraverso un muro bianco che gli addetti alle pulizie hanno costruito spalando neve fresca e compatta. I passaggi pedonali si intuiscono sapendo dove si trova il posteggio con i tre autobus appena affioranti e diverse automobili completamente sepolte e di cui si intravedono appena le forme. Il cielo è sempre plumbeo e le previsioni non accennano a miglioramenti. Alcuni siti meteo freneticamente consultati da vacanzieri tecnologicamente all’avanguardia ammettono aver preso un abbaglio nelle previsioni e che a causa di un cambiamento di rotta delle perturbazioni si è creato un vortice nevoso di rara estensione ed intensità. Inutile dire che chiunque dei presenti si sente esasperato per il solo dubbio di stare sprecando una settimana di ferie per restare chiusi in un albergo dove le attività si stanno riducendo a conversazioni sterili e monotoni giochi di carte. Esclusa una coppia di approssimativamente una settantina di anni che occupa ogni giorno le stesse poltrone per leggere in silenzio libri e riviste senza mai alzarsi salvo raggiungere la sala da pranzo o la propria camera a notte fonda. I bambini giocano rumorosamente e litigano frequentemente non potendo sfogare l’energia all’esterno. La neve continua a planare imperturbabile coprendo ogni asperità e ogni forma all’aperto. La terza sera qualcuno annuncia un ulteriore prosecuzione della già grossa perturbazione gettando le prime avvisaglie di sconforto e preoccupazione. La vacanza appare non solo rovinata ma la stessa sicurezza è messa in discussione siccome è chiaro a tutti che non è pensabile tornare a valle già che le strade sono completamente ricoperte e nessun mezzo è in grado di percorrerle. Inoltre si fa sempre più chiaro il fatto che i viveri non saranno mai sufficienti per il fabbisogno di tutti gli occupanti dell’albergo.

Martedì mattina i soliti rumori di attività quotidiana all’interno dell’albergo sono assenti e molti dei vacanzieri si svegliano intirizziti dal freddo e intontiti da quel silenzio surreale. E’ solo dirigendosi verso la Reception e la Hall che si rendono conto che tutta la struttura è stata abbandonata dal personale e le persone si interrogano incredule sul perché di una tale situazione. La sorpresa iniziale lascia presto il posto allo sgomento, alla rabbia poi e alla paura perché tutti si sentono abbandonati e in trappola in cima al mondo, come fossero in mezzo all’oceano. “Non sarà mica così difficile tornare a valle” dice qualcuno facendo scattare reazioni rumorose da parte di altri uomini che sfidano chiunque a riuscire ad utilizzare un mezzo già che ogni automobile è sommersa dalla neve. Solo dopo interminabili minuti di voci urlate e isteriche qualcuno gela i presenti confermando aver trovato le tracce di alcune motoslitte – le uniche presenti – che si snodano lungo quella che pare essere il simulacro della strada comunale. Uscite dal garage dell’albergo. Tutti si guardano in silenzio e l’angoscia si fa strada. C’è chi vuole credere che il personale sia andato a cercare rinforzi per la cucina e cibo per i presenti. “Abbiamo pagato” è il ritornello sterile ed inutile che si sente ripetere e solo i più lucidi pensano a come fronteggiare il presente piuttosto che a rivendicare risarcimenti in un futuro molto distante.

Come al solito le donne sono le più concrete e cercano di fare un inventario di quanto disponibile nella grande cucina ma il responso non è incoraggiante: le provviste presenti paiono bastare per due o tre giorni al massimo per tutte le persone presenti considerando che ci sono parecchi bambini e adulti dall’appetito robusto. Ma il problema grosso si annuncia subito essere il freddo. L’intera struttura non è più riscaldata e nessuno sa come ovviare all’improvviso intoppo. Non si sa neppure quale sia la fonte energetica dell’albergo se il kerosene in serbatoi esterni o il gas o cos’altro. Qualche uomo si muove alla ricerca di una risposta promettendo di risolvere la questione scambiando ipotesi con il più vicino dei compagni di questa sventura. La prima giornata all’addiaccio si conclude in maniera decorosa tenuto conto che la corrente elettrica è sempre presente almeno per la luce, l’acqua corrente, gli ascensori ed i televisori. L’ambiente è gelido ma fortunatamente tutti sono dotati di maglioni, calzettoni e giacche da sci e le madri assumono una immagine di angosciosa inquietudine sul volto immaginando le difficoltà che si verificheranno a breve se non si provvederà in maniera risolutiva. Tutti sperano in un intervento delle “Autorità” per soccorrere la comunità isolata e molti si sono prodigati in telefonate con amici altolocati e non meglio precisati giornalisti importanti per avere una soluzione rapida e definitiva. Ma alla sera non ci sono tracce di rinforzi e gli ultimi capannelli di uomini che fumano senza più riserve all’interno della Hall si sciolgono nella speranza di una ultima notte fredda prima che tutto torni alla normalità l’indomani mattina stesso.

Mercoledì mattina: non ha smesso di nevicare tutta la notte e l’albergo è ghiacciato. Qualcuno si è avventurato nella neve fresca alla ricerca di negozi o abitazioni che potessero avere del cibo e qualcosa hanno trovato. Ormai tutti i vacanzieri sono angosciati e in preda allo sconforto: dai notiziari delle radioline nessuno fa riferimento a questo gruppo di dispersi mentre si parla con insistenza delle truppe confinanti che aspettano solo un segnale per attraversare la frontiera, cosa questa che accade nella giornata. Una valanga che ha tagliato l’unica strada percorribile a valle giustifica un intervento di blindati come sostegno alla popolazione. Significa che da parte ufficiale nessuno interverrà mai per uno sparuto gruppetto di turisti immobilizzati dentro un albergo tagliato fuori dal confine nazionale. “Dovremo cavarcela da soli” è il messaggio di colui che rappresenta una sorta di guida del gruppo. Il problema del freddo si alterna a quello della fame; inoltre la coppia di persone più anziane non si è fatta vedere e quando bussano alla loro porta varcandola li trovano a letto in stato confusionale. Entrambi diabetici non hanno più seguito indicazioni terapeutiche, diete corrette e tantomeno si sono somministrati insulina perché hanno calcolato male le provviste. Ovviamente nessun medico è raggiungibile e la prima farmacia si trova a non meno di venti chilometri di strada impercorribile. Due madri stanno discutendo animatamente nella hall perché hanno entrambi i figli con la febbre e solo una delle due ha somministrato due compresse di antibiotico al proprio figlio. L’altra donna protesta energicamente perché ritiene inappropriata la somministrazione e vorrebbe poter gestire le poche medicine disponibili in maniera equa. Quando due altre donne intervengono cercando di fare un inventario dei medicinali a disposizione scoprono che ci sono due scatole di compresse di antibiotico disponibili in tutto il gruppo: basterebbero forse per una terapia ad una sola persona. Qualche antipiretico e antidolorifici; molti farmaci per la digestione e qualche cerotto. Null’altro a parte le dosi contate di antiipertensivo per alcuni dei presenti e la terapia in compresse di altre due persone diabetiche. Gli anziani in camera non hanno speranze di poter sistemare il proprio di diabete: non c’è insulina disponibile.

Durante la giornata qualcuno ha avvertito il rombo sibilante di un elicottero sorvolare la struttura e tutti hanno tentato di osservare dove si potesse trovare ma invano. La neve che continua a scendere con leggerezza impedisce qualsiasi visibilità e le nubi basse sono un ostacolo insormontabile. Da temere per lo stesso elicottero, sempre che fosse vero. E subito le congetture sulla nazione di appartenenza creano ulteriore disagio tra i presenti. La situazione pare totalmente bloccata: strada impercorribile, neve sopra i due metri, nessun mezzo disponibile, nessun responsabile in albergo, riscaldamento spento e viveri razionati oltre ai problemi legati alle medicine insufficienti e due degli ospiti in pericolo di vita perché privi di terapia. Intorno, nel bianco indefinibile, un esercito straniero approfitta della valanga che taglia ulteriormente le possibilità di movimento per appropriarsi di una fetta di territorio e nessuno che interviene da una parte o l’altra per portare una soluzione al gruppo di vacanzieri allo stremo.

Giovedì mattina la coppia di anziani sta proprio male; non sono più usciti dalla stanza gelida, la donna risponde a monosillabi in stato confusionale e l’uomo è febbrile e immobile e riesce appena a tossire con fatica. Il gruppo deve decidere come comportarsi e qualcuno ipotizza una polmonite già che assomiglia alla situazione del proprio nonno qualche anno prima. Le poche compresse di antibiotico disponibili vengono contate e si decide di fare un giorno solo di terapia sperando che l’indomani qualcuno finisca per ascoltare le telefonate disperate a parenti e amici. Ma a causa della mancanza improvvisa di corrente elettrica anche i telefoni cellulari finiscono per zittirsi. Resta un grande freddo, un senso di fame atavica e la consapevolezza di non avere vie di fuga. Qualcuno piange e si lamenta. Un gruppo di uomini dai trenta ai quarant’anni decide di equipaggiarsi al meglio e di tentare una discesa a valle per cercare aiuto. Le fazioni si spaccano perché qualcuno vorrebbe partecipare ma viene respinto per farlo restare all’albergo in caso di necessità e alcune donne non vorrebbero veder partire il proprio uomo sentendosi ancora più isolate. Ma alla fine il gruppo di sei uomini si mette in marcia sotto una nevicata leggera ma insistente. Devono farsi strada a fatica in una neve non battuta e difficile da sormontare con una sensazione di pericolo a causa di possibili slavine o per il rischio di perdersi nell’atmosfera lattiginosa e indefinibile.

Uno dei bambini rimasti in albergo lamenta un forte mal di gola, riesce appena a parlare e ha gli occhi lucidi per la febbre; si decide di mettere mano alle ultime sei compresse di antibiotico sapendo che basterebbero appena per lui senza contare l’uomo anziano e una eventuale improvvisa necessità. Giovedì sera viene consumato l’ultimo pasto decente per il gruppo e non si hanno notizie degli uomini scesi a valle. Nessun rumore intorno se non quello di una natura ostile che si sta riappropriando del proprio territorio.

Venerdì mattina trovano l’anziano uomo deceduto nel proprio letto mentre la moglie in stanza con lui riesce appena a dare segnali di vita lasciando tutti costernati. Decidono di trasferirla in un’altra camera e di lasciare lui da solo ricoprendolo con il lenzuolo. Alcuni dei giovani rimasti riescono a raccogliere legna umida per accendere un fuoco nel camino della grande sala da pranzo e uno di questi si ferisce con una lama improvvisata: mancano le garze, non ci sono bende e nulla per fermare il sanguinamento. Il ragazzo viene fasciato con dei teli da cucina sperando di tamponare in qualche modo e qualcuno trova una piccola dose di Paracetamolo che basta per calmare il dolore solo un paio di ore. Il resto del tempo è attesa silenziosa di un gruppo che non è in grado di lottare. Molti tossiscono e diversi sono febbrili e tutti si raccolgono nella sala dove un debole fuoco scalda gli animi prima del corpo.

Sabato mattina un rumore fa tremare i vetri e il gruppo di disperati si affretta verso le porte, le coperte strette sul corpo, gli sguardi persi nel bianco per cercare di capire da dove arrivi il suono. Dopo diversi minuti appare il muso rosso e sporco di un vecchio trattore cingolato che si arrampica rumorosamente su quella che una settimana prima era una strada. Un uomo sulla settantina lo guida e sul piccolo carrello trainato ci sono tre dei sei uomini partiti in esplorazione appollaiati in mezzo a sacchi e scatoloni. Tutti si affrettano intorno al vecchio mezzo, forse l’unico in grado di affrontare una tale avversità. La tensione si scioglie, la civiltà è riapparsa nelle vesti di un maturo contadino esperto arrampicato sul vecchio trattore. Il bilancio della vacanza è di due morti: la coppia di anziani, diverse infezioni più o meno serie e un principio di congelamento per quasi tutti gli altri. Nel frattempo l’esercito straniero si è ritirato insieme alle dense nubi e un pallido sole appare tra le montagne. A fine giornata la polizia locale riesce finalmente ad aprire la strada e a far giungere i mezzi di soccorso. Un paio di politici si affrettano accanto ai sopravvissuti per farsi fotografare e dimostrare di esserci stati. Lentamente il gruppo inizia la discesa a valle dentro ad automezzi riscaldati messi a disposizione. Solo nella notte qualche membro del personale dell’albergo riappare nella grande hall rimasta vuota e gelida.

Rinaldo Picciotto

L’articolo originale qui: https://lagrandestinzione.wordpress.com/2019/12/02/una-crisi/

www.lavocedelmiomedico.it

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