Stili di vita

Sulla carenza di sonno dei giovani scolari

Da La Stampa del 18.01.20 art.di F.Taddia

Sbadigliano. Appoggiano la testa
sul banco – fingendo concentrazione
– alla ricerca di qualche improbabile
cuscino tra astucci e zainetti.
Fissano gli occhi nel vuoto,
quando riescono a tenerli aperti.
Quasi di addormentano – spesso lo fanno anche
– in una sorta di catalessi collettiva. Benvenuti
a scuola! Ecco la fotografia – dai toni
sconsolati – che sempre più spesso gli insegnanti
fanno dei propri studenti. Dagli 8 ai
18 anni, senza distinzione di ordine e grado,
di ceto e collocazione sociale: bambine e
bambini, ragazze e ragazzi che al suono della
campanella si presentano stanchi – stanchissimi
– con sguardi persi e corpi molli,
mal di testa e mente spenta. E con ore di debito
nei confronti del sonno.
“Dormono poco, troppo poco”. Lo affermano
i docenti: se lo dicono tra loro, lo sussurrano
ai genitori, lo ribadiscono agli alunni. A
conferma di quell’allarme che gli specialisti
hanno lanciato da un po’ di tempo, dando anche
un nome al fenomeno: vamping. Ovvero
aspettare la notte, per spegnere la luce e accendere
il display. Con lo smartphone nascosto
sotto al cuscino, chat e notifiche attive, le
dite che corrono per l’ennesima – “l’ultima
poi smetto, lo prometto” – sfida online con
qualche amico sparso per il mondo. E poi le
serie tv, da guardare in maniera compulsive
a costo di bere un caffe di nascosto da mamma
e papà, perché l’episodio deve essere finito,
e magari si comincia pure quello successivo.
Accorciando la notte, con le lancette
dell’orologio che falciano inesorabilmente il
tempo del riposo. Il tutto nello spazio – protetto
e coccolato – della cameretta. Con noi
genitori sicuri, perché ci preoccupiamo – sovente
a dismisura – di quello che potrebbe
succedere fuori casa, ma poi ignoriamo il
dentro casa. Alziamo muri, mettiamo paletti,
inventiamo mostri nel mondo reale, per alzare
bandiera bianca in quello virtuale: per
pigrizia e per incompetenza, per impotenza
e per incoerenza. Quasi timorosi nel chiedere
– per esempio – di spegnere lo smartphone
dopo una certa ora o di tenerlo fuori dalla
stanza da letto, per paura di discriminare i
nostri ragazzi, di farli sentire “diversi” dagli
altri – quasi degli sfigati, dicono alcuni – per
il fatto che vengono messe delle regole, vengano
tratteggiati dei limiti.
Dare una svegliata alle nuove generazione,
riportandole a dormire. Sembra un paradosso,
è una necessità. In un mondo perennemente
acceso e in attività, veloce e con le distanze
cancellate, oggi è da proteggere e difendere
come non mai l’oasi del sonno. Non come parentesi
rubata al resto, ma come momento
prezioso della nostra quotidianità. Restituendo
alla notte il piacere di disconnetterci. Da
noi stessi e dagli altri. E offrire agli studenti il
privilegio di sbadigliare ancora sui banchi.
Ma solo per la noia. —

www.lavocedelmiomedico.it

Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Close