Salute

Cronache pandemiche

Ovvero il collasso del territorio (e su cosa si deve lavorare)

Siamo tutti nella stessa barca; è quello che si sente ripetere abbastanza regolarmente. Vero; ma alcuni in quella barca sono passeggeri, altri membri dell’equipaggio.

Io faccio parte dell’equipaggio. Forse non sono nella cabina di pilotaggio ma sicuramente sono a contatto con tutti i passeggeri. Quindi rispetto a “quelli in cabina” so molto meglio di loro quanto stia succedendo a bordo.

E a questo punto è bene che tutti sappiano come sta andando la navigazione. Prima che arrivasse la tempesta abbiamo avuto due mesi buoni di tempo per prepararci: le nubi pesanti che si aggiravano sulla Cina dovevano far capire che il vento avrebbe spirato dalle nostre parti prima o poi. Invece in cabina il 31 Dicembre 2019 si pensava a Reddito, Quota Cento e alle alleanze politiche (1). A fine Gennaio 2020 si pensava sempre alle alleanze politiche ma anche alle elezioni in Emilia e si parlava molto di citofoni (2). In quei giorni io comperavo online mascherine facciali. A fine Febbraio 2020 la Lombardia cominciava a pensare ad arginare la pandemia (3); il 29/01/2020 io entravo in contatto con i primi 2 pazienti positivi a Covid-19 senza saperlo, ovviamente senza le adeguate misure di protezione quindi a rischio mio e delle persone  che avrei visto in seguito.

Poi siamo entrati nella tempesta; o meglio la tempesta ci è venuta addosso. Non all’improvviso perché avevamo tutti gli elementi per capirlo.

Adesso siamo nella tempesta; molti stanno male a bordo. Molti sono caduti in mare; anche membri dell’equipaggio, miei colleghi. Al 04 Aprile 2020 sono 73 i medici caduti sul lavoro: essenzialmente perché messi a guardia dei passeggeri senza le dovute protezioni. Mi duole ricordare che molti miei colleghi nei mesi passati sono stati insultati o aggrediti da quelli stessi passeggeri che adesso si sta cercando di salvare, ma questo è un altro discorso.

In “cabina” cosa è stato previsto per la navigazione in sicurezza? Intanto si è impostata una rotta abbastanza chiara: si può essere d’accordo o meno ma è una decisione che ha senso ed è giusto che quando il capitano comanda, a bordo si obbedisca tutti. Quindi quarantena obbligatoria, isolamento, distanziamento ecc. Subito sono usciti gli “irriducibili”, quelli che per mille ragioni non possono restare chiusi in casa.  Contemporaneamente  con la chiusura di molte attività commerciali  e industriali, ha cominciato a serpeggiare un certo allarmismo nei passeggeri: se vado a lavorare rischio di ammalarmi. In Rete cominciavano a girare le prime registrazioni di medici anestesisti o rianimatori che descrivevano scene apocalittiche all’interno delle Unità di Terapia Intensiva. Le inquietudini hanno assunto un aspetto generalizzato dove la parola d’ordine era “fermarsi”. Ma tutti, proprio tutti. Significa che molti hanno avanzato timori, ipotesi, scuse, patologie vere e finte pur di fermarsi. Quindi dai Medici di Famiglia, i primi sul territorio,  hanno cominciato a piovere richieste di riposo per malattia. Giustificate e non. Più non. Molto più non. Ma proprio molto molto. E questo in cabina non lo ha mai valutato nessuno. Perché il senso della “malattia” era di fermarsi tutti, stare in casa, uscire con il cane mezz’ora, ricevere lo stipendio e guardare la TV tutto il tempo. Ovviamente è un concetto insostenibile per una economia come la nostra. Improvvisamente la Medicina Generale è diventata suo malgrado la leva che inceppava la macchina produttiva. Perché all’interno dei servizi essenziali utili a sostenere l’isolamento, molti operatori si erano defilati. Questo meccanismo in tempi di guerra si chiama diserzione. Ma adesso non siamo in guerra, siamo nella tempesta.

E dunque arriviamo alla cura delle persone. Con l’esplosione dei sintomi sono iniziati anche gli accessi in Pronto Soccorso con un ritmo sempre più intenso. Non parliamo nemmeno di quello che è successo in certe città come Bergamo ma nella stragrande maggioranza delle località del Centro Nord è stato un susseguirsi di richieste di diagnosi e di cura. Massiccio: i numeri li abbiamo visti tutti. Perché è successo? Perché i pazienti non si sono rivolti subito alla Medicina del Territorio, ai Medici di Famiglia? Per qualcuno è sicuramente stato così, pochi, ma i grandi numeri sono andati verso i servizi di pronto intervento. Ci sono diverse ragioni.

Intanto la Medicina del territorio non era stata né preparata né avvisata e tanto meno dotata in modo esteso ed uniforme di mezzi e linee guida. La si è lasciata totalmente da sola. I Medici di Famiglia hanno dovuto arrangiarsi con le proprie forze, dotarsi di quel minimo di protezione da soli, appoggiarsi alle chat di colleghi per avere informazioni e consigli su diagnosi e terapie. E sopra tutto questo la minaccia onnipresente della burocrazia e delle regole amministrative.

Non si sapeva quali fossero i sintomi esatti. I primi due pazienti che ho visto il 29/01 mi hanno insospettito ma non potevo avere la minima certezza. Solo a forza di vederne si è cominciato a capire che faccia avesse Covid-19.  Non si sapeva chi fosse il “paziente-tipo”, che tipici sintomi riportasse, non si sapeva quanto velocemente potesse diffondersi il virus. Quindi nessuno si proteggeva sufficientemente, pochi medici avevano mascherine da dare ai pazienti, nessuno le portava per strada. Lì hanno cominciato a cadere le prime vittime tra i medici oltre che tra i pazienti. E poi la terapia: zero assoluto. Molti colleghi si sono scervellati su pubblicazioni straniere, web specializzato, chat professionali. Poco a poco la terapia si è definita grazie ai dati condivisi ma ancora oggi, 04 Aprile 2020 non vi è una indicazione ufficiale in merito: al contrario si pubblicano in modo completamente autonomo in Regioni diverse notizie secondo le quali TUTTI i medici possono prescrivere le terapie innovative ma la verità è che queste terapie prima di tutto non si trovano in farmacia e poi non sono apparentemente autorizzate per il Medico di Famiglia. Se quest’ultimo le vuole utilizzare lo fa a suo rischio e se ci sono effetti collaterali dovuti al farmaco (e ci sono) sono poi affari suoi legalmente parlando.

A sparire dalla circolazione sono stati sia i farmaci “sperimentali” che strumenti essenziali. Ai primi di Febbraio era introvabile in farmacia  l’Idrossiclorochina (uno di questi prodotti) e lo è tutt’ora. Le mascherine sono diventate appannaggio del mercato nero ed è stato sinceramente deprimente e umiliante vedere ragazzi circolare con delle ffp2 o ffp3 (ormai tutti sanno di cosa si tratta) quando medici e infermieri si devono arrangiare con schifezzine di carta fabbricate in casa. Inaccettabile per un paese civile. Idem per i saturimetri (due mesi fa nessuno sapeva cosa fossero) che non si trovano neppure a quotazioni da tartufo. A Gennaio un saturimetro costava sui 25 €. E oggi è introvabile. Solo con queste due dotazioni in quantità ragionevoli probabilmente si salvavano alcune vite.

Quindi difficile intervenire per la Medicina Generale: nessuna indicazione, nessuna terapia, nessuna protezione nulla di nulla. Abbandonati, peggio, perché poi si è aggiunta la burocrazia. Il cancro del paese.

Quelli che insistevano per essere messi in malattia finivano per riuscirci: bastava che avanzassero qualche sintomo allarmante e il gioco era fatto. Poi si sono fatti avanti quelli che volevano imboscarsi a scapito degli onesti lavoratori: risonanze improbabili che dimostrassero ernie discali talmente gravi da non poter andare a lavorare per l’intera durata della pandemia. Questo è ancora nulla: tempo rubato alla clinica, certamente ma ancora poco. Perché il dramma è iniziato con quei pazienti fragili, oncologici, i malati di cancro in trattamento o quelli immunodepressi che obiettivamente sono maggiormente a rischio di contagio. Paradossalmente più difficili da proteggere perché la maledetta burocrazia vuole che il paziente fragile debba avere una dicitura definita V07 per ottenere la quale occorre avere una precedente autorizzazione attraverso le domande di invalidità civile dove sia stata concessa la cosiddetta “104”. Ecco che l’infelice già malato di cancro ma non abbastanza malato da poter stare a casa, deve andare a lavorare nonostante la malattia se non ha il famigerato timbro rilasciato dalla Medicina Legale. Lascio immaginare le infinite discussioni con i pazienti per convincerli della incombenza e del fatto che il medico non può certificare il falso. Non solo: i pazienti in “stato osservazionale” cioè quelli che sono rimasti esposti ad un altro soggetto sicuramente positivo e che dobbiamo tenere in una “quarantena” per capire se e come svilupperanno la malattia. Basterebbe affermare questo concetto ma no, troppo semplice: occorre appoggiarsi ad un centro di riferimento (i cui recapiti cambiano quasi ogni giorno) il quale – bontà sua – prima o poi (giorni?) darà un giudizio secondo il quale poter fermare il paziente. Assurdo.

Poi il dramma dei tamponi. Non c’è una persona che non voglia farlo: sani, malati, ipocondriaci, ansiosi e perditempo. Lo fanno le attrici, i conduttori televisivi, i calciatori ed i politici. Ma per i cittadini è un miraggio. Impossibile richiederli, li fanno a malapena a quelli che arrivano in ospedale con la polmonite conclamata. Per segnalare un paziente sospetto Covid-19 dobbiamo inviare una mail senza sapere se e quando arriverà una risposta; ultimamente le mail vengono respinte dal server di posta. Non so altrove ma in Liguria è così. E quando occorre mettere in malattia una persona bisogna farlo pensando che un domani qualcuno potrà contestare la procedura. Tutto tempo rubato alla medicina vera. I medici hanno aspettato la ricetta elettronica (de materializzata) per oltre 10 anni ma questa è arrivata in 48 ore grazie al virus. Forse l’unico vantaggio concreto di Covid-19.

Quindi la Medicina del Territorio sta lottando non solo con la malattia ma anche e soprattutto con la burocrazia che succhia energie e risorse inimmaginabili. Potremmo dedicarci davvero al paziente e invece siamo costretti ad alimentare una macchina perversa fine a se stessa.

In sostanza cosa sta accadendo? Praticamente tutte le malattie (cardiovascolari, oncologiche, polmonari ecc.) sono accantonate in attesa di capire dove andrà il virus. Gli studi medici sono in una sorta di stanby irreale che permette di capire dove andrà la Medicina Territoriale nel prossimo futuro. Se non verrà definitivamente distrutta, sarà sicuramente rimodellata.

Una pandemia non scade alla data fissata dal Governo. Una pandemia può durare mesi. Finché ci saranno sacche di popolazione affetta non si potrà abbassare la guardia; finché non ci sarà il vaccino non ci sarà speranza. Occorrerà estenderlo a tutta la popolazione per avere una protezione totale: inclusi quelli che già da ora dicono che non vorranno farlo. Sappiamo che il virus passa facilmente da una persona all’altra anche durante una conversazione a oltre 3 metri di distanza. Significa che negli ambulatori non si potranno mai avere due persone contemporaneamente. Le sedie in sala di attesa potranno essere tolte perché chi accederà lo farà con appuntamento e una persona alla volta. La mascherina dovrà diventare obbligatoria per chi vorrà uscire. Qualcuno parla già di due giorni lavorativi alla settimana per non rischiare di sovraesporsi al rischio virale. L’economia non potrà non risentire di queste situazioni e le conseguenze a livello di salute mentale, di persona individuale non saranno indifferenti.

Il tracollo della Medicina Territoriale è proporzionale a quello economico e sociale che si presenterà prossimamente. Occorre però fare in modo che i medici possano essere messi in condizioni di lavorare senza remore di sorta.

Occorre che in cabina di pilotaggio si capisca che senza testare i pazienti guariti con esame del sangue per l’immunità e con il tampone per la certezza di non-contagiosità, non si potrà riaccendere il motore del paese. Occorre che i piloti capiscano che sia l’equipaggio che i passeggeri sono esasperati e non potranno sostenere ancora a lungo una tensione che pochi capiscono. Occorre fare capire che ci saranno sacche virali per anni ancora e che le persone rischieranno la vita per colpa del virus ancora per molto tempo. Occorre fare capire che una Sanità economicamente decimata (come successo in questi ultimi anni) non ottiene risultati. Occorre far capire che i piloti devono essere esperti e preparati: non ci si può più affidare a ciarlatani impreparati e incompetenti, a tutti i livelli (4). Occorre fare sparire tutti i lacci burocratici che fanno danni e nient’altro. Migliaia di mascherine e attrezzature bloccate per cavilli amministrativi non è cosa tollerabile. Oggi medici e infermieri sono considerati “angeli salvatori” anche se poche settimane prima erano aggrediti in maniera indegna. Si sta parlando della depenalizzazione dei medici: è giusto che i sanitari possano rischiare la condanna per omicidio nella esecuzione del proprio lavoro? Non è giusto a meno che non ci siano state gravi carenze.

Occorre che la burocrazia scompaia per davvero: ha creato solo danni, ritardi ed esasperazioni a cittadini e Sanitari. Occorre che le competenze siano reali: gli amministrativi incapaci non hanno più posto. I politici incompetenti non hanno più posto. Le questioni tecniche devono essere risolte da chi ha competenze tecniche non da tesserati di partito. I problemi vanno risolti a livello nazionale e regionale: la malattia segue un concetto di equità e non guarda in faccia nessuno, quindi anche la soluzione dei problemi deve essere equa. Ci si indigna perché l’Europa non si dimostra solidale e unita e si permette che lo stesso caos si produca ai nostri diversi livelli regionali. Verosimilmente da ora in avanti le Università lavoreranno molto più a distanza: occorre che formino una generazione competente. La libertà di tutti sarà fortemente ridimensionata: allora occorre che questo costo enorme sia compensato da servizi efficienti. Altrimenti sarà la fine: saremo destinati ad un progressivo decadimento dal quale non ci risolleveremo più.

Occorre far capire a tutti quanti che questa pandemia non terminerà in pochi giorni e che occorrerà farci i conti per ancora molto tempo. Di questo passo il territorio sarà distrutto e definitivamente collassato se non si provvede per tempo. Al più presto, perché sta già collassando.

R.Picciotto

(1) https://www.dire.it/31-12-2019/406294-prime-pagine-quotidiani-31-dicembre-2019/

(2) https://www.dire.it/25-01-2020/414048-prime-pagine-quotidiani-25-gennaio-2020/

(3) https://www.dire.it/29-02-2020/427896-prime-pagine-quotidiani-29-febbraio-2020/

(4) https://www.epicentro.iss.it/focus/flu_aviaria/pdf/Prossima_Pandemia.pdf?fbclid=IwAR28qdCT7wOX2ZULFRHs8J5MSAM4bx1lXYoYJ3UWKKkQDjNGo9dDVu4mw90

www.lavocedelmiomedico.it

 

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