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E’ il momento di stare fermi

Quando c'è la tempesta ci si aggrappa alla nave e ci si protegge.

E’ il momento di stare fermi. La pandemia appare più estesa e più minacciosa adesso rispetto a Marzo e Aprile; abbiamo avuto un momento di quiete estiva ma ora siamo nuovamente nella tempesta.

Il sistema dei tamponi è messo a durissima prova e obiettivamente non si può sapere come e quanto potrà reggere ancora. Le Unità di Terapia Intensiva sono ovviamente sovraccariche e nel momento in cui dovessero saturarsi sorgerebbero immensi problemi. La Medicina del Territorio non è più abbandonata a sé stessa come ad inizio pandemia ma il carico di lavoro sta creando enormi problemi di gestione: non esistono solo i malati Covid-19 (anche se al momento rappresentano la maggioranza assoluta della casistica), esistono tutte le problematiche abituali di pazienti fragili, anziani, cronici, oncologici ecc. che se prima erano già impegnative, oggi sono drammaticamente difficili da gestire. In tutto questo si aggiunge una burocrazia implacabile e disorientante, una trafila di procedure complesse e snervanti, il tutto in una situazione di confusione, disorientamento e disguidi non indifferenti. Dai vertici alla base della Sanità e il tutto in piena campagna vaccinale per l’influenza.

E’ il momento di stare fermi: tutte le attività non indispensabili dovrebbero essere accantonate. Quando si è nella tempesta ci si aggrappa alla nave e si aspetta che passi. Non deve essere un atteggiamento passivo bensì attivo. Non andare in giro in locali dove non c’è aerazione, non andare a giocare in una squadra, non andare a cena dagli amici è una iniziativa volta a proteggere sé stessi e gli altri. La pandemia sta correndo molto più di prima e occorre FARE qualcosa per arginarne i danni. Stare fermi è già una mossa vincente.

Stiamo vedendo molti casi e gira molta confusione sulle iniziative da prendere; di seguito un breve riassunto nel caso di contagio o sospetto contagio.

Le persone venute a contatto diretto con un positivo al coronavirus, se non hanno sintomi, posso percorrere due strade: rispettare un periodo di quarantena di 14 giorni dal contatto, alla fine dei quali possono uscire senza fare il tampone oppure stare a casa solo 10 giorni e poi eseguire un test antigenico o molecolare il decimo giorno. Se il test è negativo, possono uscire. Invece nel caso di una persona entrata in contatto con un positivo e che diventa sintomatica il tampone è assolutamente obbligatorio. Nel caso di una persona che risulti positiva al test Sars-CoV-2: se asintomatica deve rimanere in isolamento almeno 10 giorni dal test, poi eseguire un tampone molecolare. Se questo test è negativo, escono dall’isolamento. Chi è positivo al test e ha dei sintomi, invece, deve stare 10 giorni in isolamento e poi eseguire un test molecolare, ma solo se sono passati almeno 3 giorni, da calcolare nei 10 previsti, senza sintomi. Sono esclusi dai sintomi la perdita di gusto e olfatto, che possono durare nel tempo. E se si continua a risultare positivi dopo due settimane, ma asintomatici, l’isolamento finisce comunque calcolando 21 giorni dalla comparsa dei sintomi e se asintomatici da 7 giorni.

Occorre valutare con attenzione se correre dei rischi inutili valga l’obbligo di una quarantena insidiosa e complicata. Bisogna darsi delle priorità: decidere se è più importante la salute duratura propria e degli altri oppure un momento di svago di breve durata. E’ il momento di aggrapparsi alla nave e di collaborare tutti per non perdere la rotta se non vogliamo naufragare.

                                                                  schema contatto a rischio

 

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