Salute

Fermiamo la delegittimazione del territorio

Lettera del Dr. M. Polese

Sono un Medico, lavoro sul territorio, tutti i giorni. Sono un medico di Continuità Assistenziale, sono un
medico di GSAT (le squadre domiciliari deputate alla gestione dei pazienti Covid-19), sono da poco un
MMG (Medico di Famiglia) . Ogni giorno, ogni sera, su tv e giornali assisto ad un continuo e francamente rivoltante attacco alla professione che svolgo con passione da parte di giornalisti e colleghi che non hanno probabilmente chiara la situazione che stiamo vivendo. L’Italia sta, infatti, vivendo la più grande crisi sanitaria da un secolo a questa parte.

Invece di collaborare per cercare di superarla, il tentativo diffuso che vedo è quello di trovare
un capro espiatorio su cui addossare tutte le responsabilità del dramma di questi mesi.
Leggo e sento interviste di colleghi che utilizzano il metodo del bastone e della carota nei confronti di una
intera classe medica, ovviamente senza un confronto e non nelle sedi preposte (un salotto TV non è il luogo
dove si deve programmare, a mio parere, la politica sanitaria). Io non ci sto più a questo gioco di numeri
non comprovati, di stime lanciate un po’ a sentimento (spesso malevolo) seguite da frasi come : “ E’
fondamentale il supporto della Medicina Generale”. Decidiamoci, o siamo dei ciarlatani o siamo un presidio
fondamentale per la tenuta del Sistema Sanitario.

Non è mio compito difendere nessuno, credo però sia importante capire che tutto il Sistema è stato colto
impreparato a Marzo, e colpevolmente di nuovo ad Ottobre. Il problema è che questa è una malattia
nuova, molto contagiosa e che colpisce alcuni individui con una forza devastante.
Però vorrei entrare nel merito di quello che caratterizza quella che definisco una retorica di opposizione tra
ospedale e territorio, che in questo momento fa soprattutto il male dei pazienti.
“Il Covid è una malattia che deve essere curata a casa.” Benissimo, perché è quello che già avviene nella
stragrande maggioranza dei casi (il 95%).  Per ogni ricoverato, decine di pazienti sono trattati al domicilio. Ogni
MMG, giorno dopo giorno gestisce decine di pazienti affetti da Covid. E li ha sempre seguiti utilizzando i
mezzi che si hanno a disposizione che sono purtroppo pochi. Solo il 10 Novembre è stato inoltrato al
territorio una implementazione sulle Linee Guida del Trattamento Domiciliare dei Pazienti da parte di Alisa per la Regione Liguria, che prima di allora era ferma da Agosto. Da meno di una settimana è stata sboccata la possibilità di prescrivere ossigeno liquido, perché le bombole di ossigeno gassoso erano introvabili sul territorio.

Quindi con che armi avremmo potuto e secondo molti dovuto trattare tutti i pazienti a casa?
Lo svolgimento dei test antigenici per i contatti asintomatici da parte degli MMG, che sta partendo in
questo periodo, può sembrare poca cosa, in realtà comporta che l’MMG giocherà un ruolo ancora più
fondamentale nella gestione del tracciamento dei pazienti. Certo non si può incolpare la Medicina
Territoriale se il “contact tracing” soprattutto nella ASL3 sia completamente fallito le prime settimane di
Settembre.

“Gli Ospedali sono in difficoltà per l’alto numero di accessi impropri ai PS” Credo che questa affermazione si
commenti da sola. Al momento esistono enormi difficoltà per ricoverare i pazienti che ne hanno bisogno,
per assenza di posti letto. Mancano i reparti ma soprattutto gli operatori per farli funzionare. Anche questa
è colpa della medicina territoriale? Molti colleghi che ci lavorano affermano che la situazione della
saturazione dei posti letto in terapia intensiva sia drammatica. Perché , bisogna dirlo, in alcuni soggetti la
malattia picchia duro, durissimo.
“ I malati di covid devono essere visitati al domicilio” Ecco forse questa accusa è la più ricorrente e subdoladi tutte. Bene da Medico che di visite e accessi domiciliari ne ha fatti a decine questa è una insinuazione inaccettabile. La Medicina Territoriale si compone di MMG, ma anche Medici di Continuità Assistenziale, e ormai a pieno titolo anche i GSAT. Ecco, la medicina territoriale va al domicilio dei pazienti. Ma è
impossibile pensare di andare a visitare ogni singolo malato di Covid (parliamo infatti di più di 1000 nuovi
pazienti al giorno), si mente ai cittadini facendo affermazioni simili. I DPI non sono certo sufficienti per
svolgere decine di visite per ogni medico, che comunque spesso le svolge e lo fa in una condizione di
mancata sicurezza (non esiste documento ufficiale che preveda una vestizione-svestizione compiuta da un
singolo operatore). Con buona pace del Dottor Vespa.

Ma noi MMG siamo completamente soli. Tremendamente soli. Una classe medica anagraficamente anziana, non formata adeguatamente (le aziende non hanno svolto corsi di sicurezza e di gestione dei DPI ai propri
Medici Convenzionati), poco supportata negli anni dalle istituzioni con investimenti spesso irrisori. Una
Regione – la Liguria – dove il turnover non viene incentivato, con pochi investimenti nella formazione dei nuovi MMG. I Gsat, deputati alla gestione domiciliare Covid, per una decisione di difficile comprensione sono visti come “tamponatori” e non come medici che in sicurezza possono e anzi devono visitare i pazienti al domicilio. La
collaborazione tra Gsat e MMG non è purtroppo favorita dalla logistica spesso macchinosa e sicuramente
migliorabile dei Distretti.

Sia ben chiaro, non tutti i colleghi lavorano allo stesso modo. Il mio intento non è difendere i colleghi e le
colleghe che in questo momento sono difficilissimi se non impossibili da rintracciare per i propri pazienti.
Sono pochi, ma esistono.

Poi però la Medicina Territoriale spinge per poter lavorare di concerto stretto con gli infettivologi, con
protocolli chiari. E da qui parte la “politica della carota”, dove si elogia i medici sottintendendo però che
finalmente abbiano deciso di darsi da fare. E dove questi accordi vengono annunciati a mezzo stampa da
politici e Ospedalieri, relegando i medici territoriali che si sono spesi per idearli e renderli possibili a pedine
passive. E questo è nuovamente parte di questa perversa retorica in cui a tutti i costi i macroscopici errori
di politica sanitaria fatti fino ad ora debbano essere scaricati nella loro totalità su qualcuno.
Piangiamo in questi giorni un altro collega del territorio, un collega pediatra, che ha perso la sua battaglia
con questa malattia.

Rispetto e collaborazione, chiediamo solo questo.

Dott. Marco Polese

www.lavocedelmiomedico.it

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