L’irrimediabile tramonto dei medici al tempo del Covid.

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Poniamoci delle domande e diamoci delle risposte riguardo la Medicina del Territorio ma anche quella Ospedaliera:

  1. Fare il medico oggi pare non essere più appetibile. Non a caso i giovani sentono sempre meno l’attrattiva verso la professione sanitaria e i medici più anziani fuggono verso la pensione appena possibile: non essere più apprezzato è un sentimento che serpeggia da tempo e non invoglia certo a resistere.
  2. I medici sono diventati un bersaglio: non si contano più gli episodi di aggressione nei confronti dei sanitari, verbali e fisici. “Esigo” riassume la richiesta di molti “utenti” che non solo non sanno aspettare ma non hanno neppure la cognizione del problema per il quale richiedono una soluzione.  L’utente è disorientato e avanza richieste spesso prive di senso da: “voglio fare quel tale esame” a “mi dia subito la terapia” e magari pretende anche una terapia di suo gradimento. La cultura del medico non è più presa in considerazione già che Google permette di documentarsi meglio di qualsiasi Specialista.
  3. Gli impegni: o lavoro o famiglia. Passare ore in ambulatorio e in reparto significa trascurare la famiglia o il tempo libero: è  vero che ci sono medici introvabili quando occorrono ma è anche vero che quelli che si riescono a trovare fanno più ore dell’orologio. Statisticamente medici e infermieri sono le categorie che fanno meno assenze sul lavoro sia per malattia che per altre ragioni. Alcuni medici sono morti in corsia per il troppo lavoro; alcuni sanitari hanno perso la ragione e sono finiti dall’altra parte della staccionata perché esauriti come un limone spremuto.
  4. Il nuovo mestiere: passacarte e timbra fogli. Che soddisfazione può essere quella di pensare a quale modulo riempire, a come riempirlo, a dove mettere le crocette giuste e doverlo fare decine di volte al giorno. Non ci si laurea in Medicina per saper compilare dei moduli. Oggi prevale la dittatura burocratica che è sempre più mostruosa e opprimente, appunto per mantenere il proprio potere. Ma chi ha studiato per individuare e curare le malattie non vuole certo soggiacere a questa dittatura. Si perde di vista il paziente per tenere d’occhio il modulo inutile. Fare il medico in queste condizioni è semplicemente esasperante e chi non è stato nel meccanismo non lo può capire. Il deterioramento delle prestazioni sanitarie nasce prima di tutto da questo perverso meccanismo di controllo e di autorità sulla pelle dei sanitari ma si ripercuote su quella di chi ne ha bisogno per le diagnosi e per le cure: i pazienti.
  5. Il rapporto con i pazienti è compromesso:  con le fake news la pandemia ha mostrato il lato debole della Scienza:  il premio Nobel è ormai surclassato da qualsiasi animale da salotto televisivo e  lottare contro questa colossale idiozia delle fake news è faticoso. La fiducia si è incrinata perché il paziente guarda ormai con una certa diffidenza chi gli propone un vaccino per salvarsi la pelle quando è assolutamente ovvio che non ci sono alternative. La pretesa di una terapia da parte dei pazienti anche là dove non è necessaria se non dannosa è all’ordine del giorni negli ospedali e negli ambulatori. In certi casi la frattura del rapporto medico  paziente è insanabile e questo significa una irrimediabile compromissione del processo di diagnosi e cura.
  6. Il rapporto con le Asl: fare studio pensando all’avvocato.  Per richieste ritenute inadatte, per prescrizioni ritenute inappropriate per qualsiasi “procedura” ritenuta non corretta. Nel delirio quotidiano di un ambulatorio o di un reparto occorre guardarsi le spalle proprio da chi dovrebbe essere dalla tua parte e invece ti tiene sotto il mirino obbligando i medici a difendersi prima di tutto dal datore di lavoro che spesso ti mette i bastoni fra le ruote complicandoti la vita.  In certi momenti drammatici, nelle “giornate di Bergamo” della pandemia per esempio, il medico non poteva procedere per l’assistenza al malato (grave, anche gravissimo) senza il dovuto maledetto modulo. La cecità burocratica ha causato più danni delle cavallette togliendo tempo ed energie a chi doveva lottare per la vita altrui ma anche per la propria. Sono molti i sanitari morti per il proprio lavoro e non solo durante la pandemia. Inoltre questo datore di lavoro è ottusamente presuntuoso al punto da emanare leggi, leggine, direttive e indicazioni preparate da persone palesemente incompetenti  che mai hanno chiesto un parere  agli stessi medici. E si badi che le richieste dei medici non sono praticamente mai state ascoltate.  Quando va bene c’è un ottuso mutismo alle richieste dei sanitari e quando va meno bene c’è una ostile presa di posizione contro la categoria.  Chi dei medici ha condotto per anni  trattative con gli amministrativi sa benissimo di cosa si parla: un esasperante muro di gomma respingente. Peccato che a farne le spese non sono solo i Medici ma tutta la Cittadinanza.
  7. La non-lungimiranza politica: scardinare il SSN e privatizzarlo una buona volta. Avevamo un Sistema Sanitario eccellente ma non lo è più. Da alcuni anni assistiamo ad un calo delle prestazioni per molti motivi: allungamento delle liste d’attesa, diminuzione della mano d’opera sanitaria, demotivazioni a molti livelli sanitari. Il cocktail micidiale costituito dalla progressiva penuria di personale, dai continui pensionamenti dovuti alla gobba generazionale, dalla cecità da parte degli amministrativi sulla programmazione delle nuove generazioni da formare, dalla competizione di strutture “private” disposte a tutto pur di incassare subito ha fatto sì che ci si trovi sull’orlo del burrone. Il Sistema Sanitario italiano degli anni di qualità non esiste più per altri motivi ancora quali la mancata formazione, l’ottusità politica che ha sempre favorito clientelismi anziché alimentare le isole di eccellenza e una totale miopia organizzativa e quel Sistema Sanitario un tempo  invidiato all’estero è destinato a restare un ricordo per chi lo ha conosciuto e non tornerà più a quei livelli. D’altronde sono cambiati anche gli approcci e verosimilmente non era più sostenibile. Oggi occorre puntare alla presa in carico dei pazienti anziché alla cura giorno per giorno e occorre ridisegnare tutta l’organizzazione ma purtroppo gli ingredienti di questo cocktail in divenire non sono tutti utilizzabili. Per le ragioni finora elencate diventa difficile convincere i medici ad entrare in una ottica costruttiva quando tutto intorno si assiste ad una sistematica denigrazione e disorganizzazione. Ma è in questa direzione che occorre muoversi se non si vuole che la frana sulla quale ci troviamo diventi inarrestabile; per andare avanti occorre uno sforzo congiunto tra amministrativi, politici e medici.  Devono potersi parlare perché altrimenti la caduta sarà rovinosa: lo è già per certi versi e più avanti sarà sicuramente peggio. Troppo comodo delegare al “privato” quello che deve essere un servizio sociale equo e sostenibile. Attualmente “curare” fa rima con “fatturare” e non è la dimensione di chi crede in una Medicina Universale.
  8. Il rapporto tra colleghi naufragato grazie alle incomprensioni:  impensabile che una medicina moderna ed efficiente non possa contare sulla comunicazione più assoluta e totale tra Ospedale e Medicina del Territorio. Per anni si è parlato di una cartella clinica condivisa che permettesse una presa in carico dei pazienti a 360 gradi ma la politica ed i suoi amministrativi si sono sempre nascosti dietro al dito di riservatezza ed altre scuse senza mai porre una soluzione nonostante gli stessi Medici continuassero a chiedere a gran voce una sicura presa di posizione in merito. Bisogna solo sperare che non debbano passare ancora alcuni decenni pur di avere una soluzione che è tecnologicamente di una semplicità banale ed elementare.   Nel frattempo il rapporto tra i medici si sta deteriorando: là dove gli ospedalieri ritengono che i medici del territorio siano assenti, là dove i politici si riempiono la bocca sulla necessità di una efficiente medicina di famiglia senza però proporre una campagna di sensibilizzazione della popolazione in merito.  Le case della Comunità dovrebbero essere la risposta ma al momento paiono grandi contenitori vuoti e costosi e il timore è che si disgreghi ulteriormente la tutela della salute su tutto il territorio.
  9. Le retribuzioni in bilico: i Gsat in pandemia guadagnavano più di un primario e i medici vaccinatori intascavano rumorose somme da capogiro là dove gli inascoltati medici di famiglia  facevano i vaccini in silenzio e a tariffe sub sahariane. Oggi un medico ospedaliero non fa certo più quadrare i conti come poteva farlo il Primario di 20 anni fa: la libera professione porta via tempo, la scarsità di risorse spinge sempre più verso una assistenza economica. Alcune cooperative private ingaggiate dalle Asl pagano un medico di Pronto Soccorso per un turno una cifra tale che in quattro turni svolti a piacimento guadagna quanto il lavoro di un mese in reparto e non si capisce perché le Asl non li possano assumere direttamente senza passare da un privato che  esige una percentuale. Ovvio che molti medici si chiedono perché continuare a massacrarsi per un mese di fila se in quattro turni al mese ottengono  le stesse cifre e sono liberi per i restanti 26 giorni. Il medico di base ha spese sempre più insostenibili ed è tassato di diritto e di rovescio con oneri aggiunti come la necessità di pagarsi il sostituto. Non hanno indennità di malattia o ferie o la tredicesima o il Trattamento di fine Rapporto ecc. Insomma tutti gli svantaggi della libera professione, tutti gli svantaggi della dipendenza, nessun vantaggio della libera professione e nessun vantaggio della dipendenza. Ovvio quindi non ambire ad ogni costo ad una professione del genere tenendo conto che perfino gli anni di specializzazione sono pagati meno della metà di quelli di qualsiasi altra Specialità. Inoltre la stessa Scuola di specializzazione in medicina generale di livello universitario non esiste in Italia e siamo l’unica nazione europea ad avere una scuola di formazione a gestione regionale.  Per evitare il baratro occorre ripartire da lì: formazione universitaria di livello per la Medicina Generale e possibilità di aggregazione di qualità; forse le Case di Comunità potranno cambiare la mentalità ma la strada pare lunga e insidiosa.
  10. La sordità della politica e delle amministrazioni: chi ascolta ancora i medici?  I pazienti tendono ad ascoltarli sempre meno e chi sta nelle stanze dei bottoni è troppo impegnato a intrattenere rapporti più interessanti. Peccato che si stia parlando della Salute dei Cittadini tutti. Perché una classe medica insoddisfatta, impreparata, demotivata, tartassata e denigrata non può fornire prestazioni di prestigio. Occorre ridare lustro alla professione medica se vogliamo che le malattie vengano tenute lontane e curate al meglio secondo scienza e coscienza. Senza la dovuta collaborazione tra tutti gli attori del Sistema Salute non avremo mai alcun progresso e scivoleremo inesorabilmente sempre più verso un baratro nel quale le isole di eccellenza si stanno rarefacendo progressivamente e dove una fredda oscurità finirà per seppellire ogni velleità di progresso, di qualità e di scienza.  Occorre facilitare l’accesso a tutte le Scuole di Specialità e dare dignità universitaria alla Scuola di Specialità in Medicina Generale. Fare campagna di sensibilizzazione vera, seria, capillare sulla utilità e sulla indispensabile presenza dei Medici sul territorio.  Invogliare i Medici facilitando loro la vita con meno timbri, moduli e sterili scartoffie: se la burocrazia è un cancro che paralizza gran parte delle iniziative umane allora occorre intervenire  cercando di togliere questo cancro dall’organismo per ritrovare la salute e l’energia. Un giovane aspirerà più volentieri alla carriera di Medico sapendo di non dover passare il tempo a smistare fogli o a dover contrattare le terapie e le diagnosi mettendosi in concorrenza con Facebook o Google. Tutti questi sono argomenti sociali e politici ma anche culturali e di sensibilizzazione della cittadinanza. Riguarda tutti: Operatori e Fruitori del Sistema Sanitario e non c’è più molto tempo da perdere.