Significherebbe che il nostro cervello oggi è composto al 99,5% da cervello. Il resto è plastica.
Nel cervello umano ci sono tante (nano)plastiche da formare un cucchiaio intero.
La scoperta è frutto di un team della Facoltà di Farmacia dell’Università di Scienze della Salute del New Mexico, in Usa, che ha pubblicato il suo lavoro sulla rivista Nature Medicine.
Non è una novità scoprire micro o nanoplastiche negli organi del corpo: sono state trovate nel cuore umano, nei grandi vasi sanguigni, nei polmoni, nel fegato, nei testicoli, nel tratto gastrointestinale, nella placenta, nei reni e nel cervello.
Quello che colpisce nel nuovo studio è la dimensione dei campioni trovati: gli studiosi hanno esaminato tessuti cerebrali, renali ed epatici prelevati da persone sottoposte ad autopsia forense nel 2016 e nel 2024. Per fare un confronto, hanno anche esaminato i cervelli di persone decedute tra il 1997 e il 2013. I campioni di tessuto cerebrale sono stati raccolti dalla corteccia frontale, l’area del cervello associata al pensiero e al ragionamento, la stessa che viene maggiormente colpita da demenza e Alzheimer.
I ricercatori hanno riscontrato che i campioni prelevati dal cervello contenevano frammenti di plastica da 7 a 30 volte più piccoli rispetto a quelli trovati nei reni e nel fegato; poi, le concentrazioni medie osservate nel tessuto cerebrale di individui normali, con età media di circa 45-50 anni erano di 4.800 microgrammi per grammo, «equivalenti a un intero cucchiaio di plastica standard», ha affermato Matthew Campen, autore principale dello studio.
Rispetto ai campioni di cervello relativi ad autopsie nell’anno 2016, il quantitativo di nanoplastiche misurato era di circa il 50% in più.
«Ciò significherebbe che il nostro cervello oggi è composto al 99,5% da cervello. Il resto è plastica», ha affermato lo studioso.
Il materiale plastico trovato era in maggioranza polietilene, una comune plastica presente anche nelle buste della spesa, nei flaconi di shampoo o nei giocattoli.
I livelli di nanoplastiche non erano collegati all’età al momento della morte, ma variavano molto tra le persone e gli studiosi hanno trovato da 3 a 5 volte più frammenti di plastica nei cervelli di 12 persone cui era stata diagnosticata la demenza prima della morte. «È molto probabile che le microplastiche siano elevate a causa della malattia (demenza) e al momento non suggeriamo che le microplastiche possano causare la patologia», ha precisato Campen.
La plastica viene soprattutto ingerita, ma anche inalata (pensiamo ai frammenti degli pneumatici nell’aria). Uno studio del marzo 2024 ha scoperto che 1 litro di acqua in bottiglia conteneva in media 240.000 particelle di plastica.
Uno studio italiano definito «rivoluzionario» dallo stesso Landrigan, ideato e coordinato dall’Università della Campania «Luigi Vanvitelli» e pubblicato a marzo 2024, ha scoperto che la presenza di microplastiche nelle placche delle arterie aveva più che raddoppiato il rischio di infarto e ictus.
Uno studio del 2021 ha scoperto che i pazienti con malattia infiammatoria intestinale avevano più microplastiche nelle feci rispetto a soggetti sani.
Di seguito il link all’articolo originale.

