Nuove pandemie, gli scienziati sono certi: ce ne saranno altre.

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Sarà l’influenza a causare la prossima pandemia? 

Quattro anni dopo l’insorgenza del COVID-19 come minaccia globale per la salute pubblica che ha rapidamente raggiunto proporzioni pandemiche, è diventato comune sia tra i non addetti ai lavori che tra gli esperti definirlo uno spartiacque. La sua portata globale, il peso attribuibile di decessi e morbilità, le sue enormi conseguenze socioeconomiche e il fatto che SARS-CoV-2 si sia successivamente unito al pool comune di virus respiratori considerati nella pratica clinica rendono il COVID-19 speciale rispetto ai suoi precedenti immediati ( ad esempio la SARS nel 2002-2004, l’influenza H1N1 nel 2009-2010, l’Ebola nel 2014-2016 e 2018-2020 e Zola nel 2015-2016). Il COVID-19 ha avuto un impatto importante nel far avanzare il consenso sul fatto che l’umanità si trova ad affrontare un rischio elevato e crescente di ricorrenti epidemie pandemiche infettive che giustificano un’azione coordinata a livello internazionale. Pertanto, la preparazione alla pandemia non ha solo permeato le istituzioni sanitarie globali, ma anche il vocabolario degli operatori sanitari, anche se i dettagli rimangono ancora sfuggenti per molti.

Secondo un sondaggio anticipato dal Guardian, il 57% dei più importanti studiosi è convinto che sarà proprio questo patogeno stagionale a raggiungere una diffusione globale. La costante evoluzione del virus che si manifesta in nuovi focolai ogni anno, è identificata come la sua forza principale da Jon Salmanton-García, ricercatore dell’Università di Colonia e autore dello studio che ha visto la partecipazione di 187 scienziati esperti in materia. Il dettaglio di tale ricerca verrà presentato al congresso della Società Europea di Clinica Microbiologica e le Malattie Infettive (ESCMID) a Barcellona la prossima settimana. “L’influenza ritorna ogni inverno,” ha dichiarato Salmanton-García, “e potrebbe essere descritta come una serie di piccole pandemie.”

Secondo il 21% degli scienziati coinvolti, la prossima pandemia potrebbe essere causata da un virus ancora sconosciuto, denominato come di consuetudine malattia X. Altri microrganismi mortali – come i virus Lassa, Nipah, Ebola e Zika – sono stati considerati una minaccia globale solo da una percentuale che varia dall’1% al 2% degli intervistati. L’influenza rimane, “in larga misura, la minaccia numero uno in termini di potenziale pandemico agli occhi della grande maggioranza degli scienziati mondiali,” ha aggiunto Salmanton-García. Una particolare attenzione è rivolta all’influenza aviaria in seguito ai moniti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dopo che il virus H5N1 è passato dai volatili ai bovini in decine di allevamenti negli USA, aumentando il rischio che possa contagiare anche gli esseri umani. L’aumento delle specie di mammiferi infettate dal virus accresce le possibilità che esso si evolva in un ceppo pericoloso per l’uomo.

«Il rischio che il virus penetri in un numero sempre maggiore di animali da fattoria, e poi dagli animali agli esseri umani, diventa sempre più alto,” ha affermato Jeremy Farrar, capo scienziato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Quanto più il virus si diffonde, tanto più aumentano le possibilità che muti e possa diffondersi negli esseri umani. Fondamentalmente, stiamo giocando alla roulette con il virus.” Nonostante non ci siano indicazioni che l’H5N1 si stia diffondendo tra gli esseri umani, gli impatti nei casi di trasmissione zoonotica degli ultimi 20 anni sono stati gravi, con un tasso di mortalità “straordinariamente alto” perché gli esseri umani non hanno un’immunità naturale al virus, ha aggiunto Farrar. Tuttavia, la lotta contro l’aviaria da qualche metro di vantaggio agli esseri umani, dato che i vaccini contro l’H5N1 sono già stati sviluppati.


https://www.clinicalmicrobiologyandinfection.com/article/S1198-743X(24)00119-8/abstract